Oggi conosciamo meglio il nostro Stefano Vermiglio

Incontriamo Stefano Vermiglio, atleta di punta della Lazio Olimpia Runners Team, fresco campione regionale master su 800 e 1.500.

Eccomi, sono Stefano, mi chiamano spesso Steve, Niño, Celiac Man, Gluten Free Boy (sì, ti ho già dato un indizio importante della mia genetica!) o più semplicemente SoldierSteven.

Ho 35 anni, lavoro nel mondo degli acquisti ma lo sport ha sempre avuto spazio e importanza nella mia vita e quotidianità, in forme e modalità diverse. Venendo alla corsa, ho scoperto l’atletica a 16 anni, a scuola. All’epoca vivevo lontano da casa, sono stato un periodo dai miei zii, il calcio era lo sport principale che praticavo a livello agonistico e l’atletica la utilizzavo per avere una preparazione e resistenza superiore. Ho scoperto che mi divertiva molto, e anche se mi allenavo 6/7 volte a settimana, tra calcio e atletica, la domenica in partita ero fresco. Ho partecipato a qualche competizione sia di pista che di cross e avevo buoni tempi. Ho incontrato un prof a scuola, che ho avuto la fortuna di avere anche come Mister/Coach, con il quale mi allenavo. Atleticamente parlando, lo definisco un Grande Mentore. Ancora ad oggi ci sentiamo. Un altro grande insegnante, stavolta nel calcio, appena avevo iniziato a giocare a calcio a 11. Un professionista che oggi milita nello staff di uno dei più grandi allenatori di calcio sul palcoscenico globale. Quando ricevi certi insegnamenti e li fai tuoi, li porti dietro in momenti, sportivi e non solo, della vita.

Poi, per una serie di eventi, quando ho lasciato il mondo dello sport sul quale avrei costruito la mia vita da professionista per iniziare a studiare all’Università, ho sperimentato anche altro, dalla pre-pugilistica al tennis, mi sono rimesso a fare un po’ di nuoto (primo sport praticato da bambino), principalmente per non perdere la costanza e la tenuta fisica oltre che quella mentale, ma chiaramente con obiettivi diversi. Ed eccomi di nuovo qui, dopo svariati anni. Sapevo che prima o poi sarei ritornato nel mondo dell’atletica. Non potrei mai immaginare la mia vita senza una parte del mio tempo dedicata allo sport. Rappresenta un pilastro fondamentale al quale non potrei mai rinunciare. Posso immaginarlo in forme ed espressioni diverse, ma la sua radice rimane.

Alla Lazio Olimpia arrivo…beh…sono un abbonato storico del club nato a Piazza della Libertà. Serve che aggiunga altro?

Sono con voi da più di un anno, mi trovo bene, quando si sta in squadra e si condividono obiettivi comuni si crea sempre un bel clima. Ma soprattutto, arricchisce il mio punto di vista. Ci sono persone tanto diverse e in momenti di vita diversi. Ognuno può insegnarmi qualcosa. A me diverte molto la pista, e mi alleno per quello. Mezzofondo in primis, ma all’occorrenza anche qualcosa di molto veloce tipo 400mt. Faccio anche tutto quello che è propedeutico, dal cross (che personalmente accuso molto, non chiedermi perché ma è quello che mi piace di meno), alla strada, ma non vado oltre i 10km. Da quando ho ripreso con l’attività agonistica, amici e parenti mi dicono che mi trovano cambiato in positivo, meno iperattivo e frenetico, più focalizzato. Penso sia vero. Sono di mio estremamente energico, dinamico e adrenalinico, ma avere questa grande valvola di sfogo, che mi fa guardare a piccoli obiettivi da traguardare, mi aiuta a compensare molto bene.

A cosa penso quando corro? Non ci può essere una risposta univoca, varia da giorno a giorno, da momento a momento, tutto quello che succede fuori può avere un impatto. Se sono molto lucido e mi sento in gran controllo del mio corpo, mi concentro sul gesto tecnico e sulla respirazione, ma è una cosa sulla quale voglio continuare a migliorare e perfezionarmi. E quando la stanchezza inizia a non farmi vedere più, allora provo a fare il countdown dei metri che mancano. Se ho avuto una giornata nella quale sono particolarmente incazzato, la falcata cambia. Sento che si percepisce dal mio body language, anche intorno a me. In gara, quello che più mi carica, se riesco a tenere una parte di orecchio che ascolta attivamente, è sentire i consigli tecnici sia di tecnica che di tattica di chi mi incita.

Personalmente mi piacerebbe allenarmi di più in compagnia, non per forza con colleghi di squadra, ma tra il tempo e gli impegni di lavoro, il 90% delle volte mi ritrovo ad allenarmi da solo. Ho il programma che faccio e decido con coach Paola (la nostra Paola Impedovo, ndr) su base settimanale e così mi regolo.

Allenarsi da solo, da un lato stimola maggiore resilienza e tenuta mentale, dall’altro non mi dispiacerebbe avere qualcuno con cui tirarmi a vicenda. Quando ci riesco, ha davvero un gran sapore.

Per il mezzofondo o anche per le gare che prepariamo di solito, tendo ad andare in pista almeno un paio di volte a settimana se non tre, quando ne ho la possibilità. Chiaramente le piste in città sono sempre le stesse; quindi, in base agli incastri logistici, mi regolo di giorno in giorno. Quando son fuori per lavoro o per viaggio, do sempre un’occhiata alle piste in zona, ma non sempre riesco ad accedere. Lascio poi un paio di sedute di allenamento per la strada, così ho massima libertà di orari e spostamenti. Mi piacerebbe, personalmente, che ci fosse maggiore flessibilità di orari presso gli impianti, un po’ come succede nel resto d’Europa. So che esiste tutta una catena invisibile dietro un orario di apertura e chiusura, ma a tempo perso vorrei provare a proporre qualcosa alla Federazione o ai Ministri dello Sport, per il bene di tutte e tutti. Dobbiamo iniziare a cambiare un po’ il paradigma culturale e garantire maggiore flessibilità. Non ultimo, con il cambiamento climatico. Con questo umido diventa davvero difficile tenere i giri del motore alti in maniera continuativa.

Tornando al punto degli orari, mi capita a volte di dover variare il programma di allenamento in corsa. Mi basta un meeting che va lungo al lavoro, e non riesco più a recarmi in pista.

Gli allenamenti che più mi piacciono sono quelli misti a ripetute di velocità e resistenza, variando tra i 200 e i 1000. Mi danno soddisfazione, sento che sono quelli da cui riesco a trarre maggiore beneficio. Di solito poi la sera crollo, dopo qualche ripetuta spinta così tanto in pista, ma è una sensazione strepitosa.

Mi alleno con Paola. O meglio, mi allena Paola. Tutto nato un po’ per caso. Abbiamo forse un gap generazionale e mezzo, ma parliamo la stessa lingua sportiva. Le dico sempre che mi ricorda, se posso fare un parallelo, mister Sarri. Gli addetti ai lavori definirebbero il nostro sistema il manuale accademico applicato in maniera rigorosa. Ci si allena in maniera scientifica, analitica e metodica, e si valutano i progressi con dati alla mano. A volte comunichiamo nella nostra chat a numeri (questo mi fa molto sorridere, vuol dire che siamo sintonizzati, in modo quasi robotico!).

Abbiamo un ottimo rapporto e soprattutto stima reciproca. credo che la cosa più importante, e sulla quale scelgo un coach, o dove di riflesso mi impegno io nei panni del coach quando mi capita, sia quella di avere una componente tecnica molto solida e allo stesso tempo sviluppare empatia con i propri atleti. Ci sono momenti nei quali gli obiettivi si raggiungono più lavorando sulla testa che sul numero secco. Lavorare sul potenziale umano a disposizione e vedere che esplode, rappresenta di gran lunga la soddisfazione più grande per chi allena. Chiaramente, nel nostro piccolo, proviamo a mixare un po’ di tutto questo.

Le sensazioni pre durante e post sono sempre diverse. Mi piace tantissimo vivere la sana ansia e adrenalina pre-gara. Mi dà metodo, mi tiene concentrato su un obiettivo, mi aiuta a migliorare costantemente la tenuta nervosa (anche se non sempre ci riesco!!!), è un momento bellissimo, se preparato e gestito bene, quel rilascio di endorfine in gara e nel post. Se poi riesco a raggiungere un obiettivo prefissato, impagabile.

Diete, stretching ecc: lo stretching rimane fondamentale per me, appena sveglio è la prima cosa che faccio. La prevenzione non sarà mai sufficiente, quindi cerco di fare tutto il possibile, in maniera quasi maniacale. Ho subito diversi infortuni, un paio di volte sulle stampelle, sappiamo tutti che disagio comporta. Quindi PREVENZIONE! Occasionalmente vado anche da un fisioterapista per avere una mano più “tecnica” che possa aiutarmi a sciogliere meglio.

Pe quanto riguarda la dieta e il doping, sono celiaco; quindi per me è già tutto un po’ compromesso in natura per genetica, e proprio per questo non ho mai, almeno sinora, seguito diete particolari. Già, il gluten free è una splendida rottura di balle (ah ah!). Dovrei eventualmente rifarmi a uno specialista della celiachia. Mai dire mai. Integratori, sinceramente solo quando arriva la botta di caldo molto forte, ma ricorro a cose basiche, principalmente magnesio e potassio, nulla di così sofisticato. E per il doping, se consideri che sono celiaco, dovrebbe essere anche quello gluten free, troppo complicato! Scherzo ovviamente. Io non ho mai ricorso personalmente e non conosco persone a me vicine che ne hanno fatto uso. Non sono nessuno per dare giudizi. Da fuori è sempre facile mettere etichette, la realtà è che ci possono essere 4000 motivi diversi per cui qualcuno può arrivare a farne uso. Non è una cosa che condivido, ed è molto lontano dal fair play. Nel momento in cui un atleta viene squalificato e multato per doping in maniera importante e significativa, con impatto su tutto il resto della sua carriera, credo che abbia già scontato la sua pena in maniera onesta, tra la distanza dai campi e la gogna mediatica che ne segue.

«L’importante non è vincere, ma partecipare con il massimo impegno e al limite delle proprie possibilità».  Questa frase di De Coubertin la trovo la vera quintessenza dello sport, elevata alla sua massima potenza. Questo è quello che provo a ripetermi sempre, il consiglio che darei a chi si avvicina al mondo dello sport e ha voglia di farlo dal livello agonistico in poi, e soprattutto, quello che insegnerei. Gli avversari sono importanti perché nutrono la nostra stessa “performance” e permettono di migliorarci, ma sono un corollario. Prima di tutto siamo noi e noi, oppure io e me stesso, se preferisci. Migliorarsi per esplorare nuove opportunità. Lo vedo un percorso di continua scoperta e conoscenza. Questa è la cosa più bella, almeno per me. Quello che diventa difficile, nella pratica, è uscire sempre col sorriso, anche quando non sei soddisfatto di quello che hai appena fatto in campo o in gara. È un feeling molto comune immagino, ma il vero salto di qualità, dove voglio lavorare anche io in primis, è proprio questo. Anche un risultato non atteso o una “sconfitta” fanno parte del gioco. Anzi, sono la cosa più importante per migliorare e costruire mentalità vincente. Vale in tutto nella vita. Tutti i più grandi campioni di qualsiasi disciplina ne hanno fatto tesoro e lo raccontano sempre a gran voce (Penso, per esempio, al discorso di Federer a Dartmouth nel 2024).

A chi dovesse avvicinarsi a questo sport direi: divertiti a sfidarti un po’, un passetto alla volta.

Tanti ricordi sportivi mi hanno accompagnato sinora e spero che tanti altri ne verranno. Dirti quale mi sia rimasto impresso più degli altri è difficile, ognuno è diverso. Un gol di sinistro al volo, che non è il mio piede, contro una squadra belga, in Belgio, nel 2006. Io ero con una squadra italiana, eravamo tutti mixati. Fu una esperienza molto bella.

E ancora, gli ultimi regionali di pista di giugno 2026, sono riuscito a gestire oltre ogni aspettativa sia i 1500 che gli 800, e non avrei mai pensato di avere quella freschezza negli ultimi 200mt. Piu che il podio, la medaglia o la maglietta, è stato proprio il tempo e la gestione della gara, che ha riassunto tante ore di sacrifici invisibili. Ho dovuto sbagliare le due gare prima, per arrivarci più consapevole. Vedi, le “sconfitte” ti aiutano a costruire meglio il percorso di crescita.

La gara più faticosa? Guarda potrei dirti diverse gare di cross, i nazionali che feci al liceo, dove sbagliando la partenza purtroppo non sono riuscito a tenere il gruppo di testa e sono scavallato undicesimo, ma l’unica volta in cui ho pensato di fermarmi è stato a settembre 2025, 8km di Minorca. Arrivo fresco, quasi spavaldo, tanto sono 8km, sto facendo preparazione da un paio di settimane, il caldo mi aiuta. E invece, i primi 2km in salita, dico salita con pendenza non falsopiano. Ero peraltro con delle scarpe stramorbide. 28 gradi umidi con tasso di umidita al circa 60%. Al 6km ho pensato per la prima volta in una gara di fermarmi, poi ho stretto i denti e tenuto, tanto che sono arrivato 5 assoluto e primo di categoria. Mi sono ricordato ancora una volta quanto sia importante non sottovalutare determinati fattori.  

Mi sono mai sentito un campione? Bellissima domanda: personalmente credo che non stia tanto nei gesti tecnici, quanto nei comportamenti. Ti racconto questo: ho vissuto e lavorato un anno a Praga, 2017/2018. Avevamo la squadra di calcio aziendale, e partecipavamo al torneo delle aziende. Una cosa molto amatoriale, ma divertente. Mi avevano chiesto di fare il capitano, ma decisi di dare la fascia a un collega che aveva bisogno più di me di integrarsi. Quando ho giocato la mia ultima partita, fu bellissimo sentire i compagni di squadra dire “Oggi giochiamo per te”. Uno di quei ragazzi, sudcoreano, doveva rientrare per leva militare obbligatoria e nel 2024 lo incontrai a Busan, nella sua città natale. Incredibile.

Sportivi che ammiro? Credo che ci siano esempi molto belli da cui apprendere e lasciarsi ispirare. Se consideri la mia celiachia, una malattia autoimmune, ho un profondissimo rispetto e sento vicinanza per atleti come Zverev, diabetico da bambino, Paul Scholes, asmatico e, nonostante questo, uno degli esempi di centrocampisti box to box più belli di sempre nel calcio, Leo Messi stesso, con i problemi legati alla crescita. Da fuori è difficile da capire, ma immaginiamo realmente l’impatto che può avere non assimilare cibi o avere svantaggi o scompensi fisici di questo tipo. Senza iniziare, ti presenti già con un gap importante da colmare. Gli esempi di cui sopra…parlano i risultati per loro. Potrei continuare con una lista infinita di esempi. Ho altrettanta stima per quei grandi campioni che si sono costruiti dal nulla, superando situazioni ambientali difficilissime, da bambini cresciuti sotto le bombe come Novak Djokovic per esempio.

In conclusione, lo sport ha sempre dato forma alla mia vita e continuo a praticarlo, oltre che studiarlo. A tempo perso sto provando a prendere una laurea in sport management. Provengo da tutt’altro background accademico, ma voglio aggiungere anche questa nel CV. Per quanto riguarda gli obiettivi di campo o di pista, ne ho talmente tanti che non so se basterà una vita. Proverò piano piano. Concretamente, però, nel breve mi piacerebbe partecipare a qualche competizione in un campionato di pista sia in UE che Extra UE. Vorrei davvero metterla nel bagaglio. Poi un domani allenare seriamente o rimanere nell’Industry dello sport. Con questo, mi riterrei soddisfatto e contento.

Seguo quasi tutti gli sport, sia in tv che dal vivo, ogni volta che posso mi piace vedere i grandi campioni. In particolare, calcio, tennis, atletica; pallavolo non mi dispiace, il basket devo approfondirlo un po’.

Quando vado a vedere i professionisti, non osservo tanto il gesto tecnico in sé, quanto la velocità di pensiero nell’eseguire un processo ben chiaro nella loro testa, realizzato a velocita supersonica. Ho avuto la fortuna di veder giocare CR7 al Bernabeu, Sinner agli ATP di Roma, Noah Lyles al Golden Gala. La teoria, applicata alla perfezione nella pratica. Meccanica del corpo, velocita di pensiero, esecuzione chirurgica.